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Lo sport da combattimento secondo Fragale

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Categoria: Vari
Pubblicato Lunedì, 15 Luglio 2013 15:23
Scritto da La redazione
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Un questionario inviato alla Scuola Arti Marziali Fragale sugli aspetti e ruoli educativi degli Sport da Combattimento è stata l’occasione per parlare ancora una volta con Roberto Fragale che, attraverso le sue risposte sul mondo e modo educativo degli sport da combattimento per la crescita dei ragazzi, ci espone quello che è il suo pensiero circa  la direzione verso cui gli sport da combattimento possono incontrare la società per condividere la crescita di ognuno.

E’ questa anche una occasione per proporre questo come una riflessiva lettura a tutti gli insegnanti di Sport da Combattimento. Naturalmente ciascuno potrà intervenire in questa esposizione per contribuire al dibattito intorno alle esperienze degli sport da combattimento, rispondendo alle stesse domande, così che con il contributo di ciascuno, tutti possono imparare qualcosa

Questionario per tesi di laurea sugli Sport da Combattimento:

presentazione:

1)    Presentati brevemente dal punto di vista sportivo e dello/degli sport da combattimento[1] che pratichi e insegni. (nome, cognome, da quanto pratichi arti marziali o Sdc, eventuale carriera da agonista, grado raggiunto, titolo di studio, qualifiche sportive conseguite, eventuali incarichi federali, altro..)

RobertoFragale-       Mi chiamo Roberto Fragale, pratico arti marziali e sport da combattimento sin dal 1968 e sino ad oggi senza interruzione, con vari incarichi e mansioni.

-       Più volte campione italiano AIKAM e facente parte della nazionale azzurra ho partecipato ai primi campionati europei di Full Contact a Vienna nel 1977 e primo campionato del mondo WAKO a Berlino nel 1978.

-       Ho la qualifica di maestro 5° Dan di karate FIAM, maestro di Kung Fu Lung Chuan Pai, 6° grado internazionale di Kickboxing, maestro di Muay Thai FIKBMS, Istruttore Giovanile di Pugilato FPI; sono arbitro internazionale IAMTF, WMF e WAKO di tutte queste discipline di sport da combattimento.

-       Fondatore della PCA (Associazione Combattenti Professionali 1978) poi passato in FIAM dove negli anni ho ricoperto il ruolo di Coordinatore settore federale Thai/kick, Coordinatore Settore federale Muay Thai, Presidente Commissione Nazionale Arbitraggio, membro commissione internazionale sport da ring WAKO, Presidente settore federale Muay Thai ed ho trascorso due quadrienni come membro del Consiglio Nazionale della Federazione FIKBMS.  Ho partecipato come Funzionario Tecnico a 5 Edizioni olimpiche degli Asian Games ed African Games per gli SdC. Attualmente faccio parte della Scuola Federale di Formazione quadri tecnici della FIKBMS nella Commissione Attività Giovanile della Federazione.

-       Ho un Diploma professionale Statale come Educatore di Comunità, sono un Tecnico sportivo di  “IV Livello europeo” formatomi alla Scuola Nazionale dello Sport del Coni a Roma, in seguito mi sono poi specializzato come Direttore Federale per l’attività sportiva giovanile presso la Scuola Nazionale dello Sport del Coni a Roma.

 

2)    Come hai iniziato a insegnare a bambini e ragazzi? Oggi che tipo di attività fai con loro (hai dei corsi, di cosa)?

Roberto Fragale con i bambini in un circuito---come purtroppo sempre e talvolta ancora accade ho iniziato prestissimo, per ordine del mio Maestro (altri tempi)  da ragazzino insegnavo ai bambini nella palestra in cui facevo karate. Praticamente senza alcuna preparazione specifica si insegnava ai bambini come fossero dei piccoli adulti. Semplicemente, in pratica ripetevo loro ciò che veniva insegnato a me… e quindi di conseguenza forse, apprendevo prima e meglio.

--- in seguito ho sempre avuto corsi per bambini in ogni disciplina in cui mi sono cimentato e, attraverso primi sporadici corsi di formazione che ho sentito il bisogno di frequentare, ho preso conoscenza della significativa differenza nella didattica e metodologia di insegnamento tra adulti e bambini.

--- oggi non insegno più personalmente, dirigo una associazione sportiva,  la Scuola Fragale, in cui sono gli istruttori federali che tengono i corsi di Kickboxing ai bambini. Nella nostra Scuola, l’attività con i bambini  è divisa nelle diverse fasce di età, tenendo conto delle loro capacità motorie e delle cosiddette “fasi sensibili” nella costruzione delle qualità condizionali ed organiche, che il fanciullo attraversa nei vari stadi di crescita anagrafica e fisiologica. Le lezioni nelle varie classi si dividono in fasi di apprendimento delle abilità motorie, acquisizione delle capacità condizionali e apprendimento tecnico specifico in forma ludico sportiva. Come Scuola organizziamo spesso delle cosiddette “competizioni educativo-formative” invitando altre società (tornei de il Guerriero.it) in cui i bambini affrontano e si cimentano in percorsi per le abilità motorie di varia difficoltà ed a seconda della fascia di appartenenza, per poi cimentarsi in brevi test tecnici di combattimento tra loro, senza il verdetto. Naturalmente i bambini sono iperprotetti con casco imbottito e grata frontale, conchiglia per i genitali e tutte le protezioni del caso, con guantoni da 16 OZ (praticamente dei morbidi cuscini). Gli arbitri naturalmente vigilano ed operano il massimo controllo su di loro e non essendoci il verdetto, gli istruttori non li spingono a forzare l’efficacia della tecnica, ma solo a riprodurre quegli schemi tecnici che hanno già imparato in palestra, ma  in una situazione del tutto nuova.  Infine sono premiati tutti indistintamente con una coppa e tante foto, a gratificazione del loro impegno.

 

Sport per tutti?

 

3)      Pensi che gli Sdc siano adatti a tutti? Vedi dei rischi (fisici o psicologici ) o controindicazioni per la pratica degli Sdc?

Ci sono categorie a cui consiglieresti in particolare la loro pratica, perché pensi ne possano trarre particolare beneficio (dal punto di vista fisico ma anche caratteriale)? 

-----Non credo esistano discipline Sportive che abbiano controindicazioni o non adatte a chiunque, quindi questo vale anche e soprattutto per i bambini. È a mio avviso il “tipo di pratica” e di allenamento, o  l’approccio metodologico-didattico dell’insegnante ai bambini, che può essere adatto o meno adatto. Per tentare di spiegarmi meglio… possono esserci (come purtroppo ci sono) istruttori adatti o non adatti all’insegnamento per i bambini. Proprio per questo all’interno della Scuola federale di Formazione abbiamo pensato di istituire la Commissione federale dell’attività giovanile in FIKBMS, per specializzare gli istruttori  a questa pratica e renderli consapevoli delle eventuali controindicazioni nelle metodiche di allenamento e formative per i bambini. Quindi, nessuna controindicazione, a patto che gli istruttori siano consci che devono essere preparati e specializzati a questo difficile ma piacevolissimo compito.

------ gli SdC sono discipline che aiutano la formazione della personalità, contribuiscono a far conoscere i propri limiti e possibilità  reali, sono prima di tutto attività di confronto e mettono il bambino di fronte ad un compito naturale, non semplice ma possibile, a cui adempiere. Ma soprattutto educano al rispetto dell’avversario senza considerarlo necessariamente un nemico, ma compagno indispensabile di gioco e di esercizio, quindi a mio avviso educa anche alla socializzazione ed aumenta il senso di consapevolezza del se. È uno sport individuale, ma sicuramente nei tornei loro riservati lo fa sentire parte  di una squadra, un rappresentante della propria Scuola, lo responsabilizza e soprattutto mancando la sconfitta… lo gratifica in ogni momento, facendolo sentire sempre e continuamente adeguato nel gruppo dei pari. Gli SdC sono quindi attività adatte a chiunque, a mio avviso consigliabile anche e soprattutto ai bambini iperattivi perché imparano a controllare il proprio corpo e ad osservare le regole del gioco con il compagno, così come è consigliabile agli introversi perché si esprimono attraverso il movimento e l’interazione richiesta con il compagno di gioco… a patto però che l’istruttore conosca eventualmente i metodi di intervento più appropriati.

 

4)    Gli SdC si possono praticare in vario modo, a livello agonistico, amatoriale, limitandosi a frequentare un corso, impegnandosi nello sparring con atleti più esperti, gareggiando nel contatto pieno o in quello leggero.., quali sono le maggiori differenze secondo te?  cerchi di orientare i tuoi allievi verso un tipo di scelta o lasci a loro la scelta?

---a mio avviso non ci sono differenze… quelle enunciate sono tutte diciamo “scale” di pratica, che rispondono diciamo così… a varie diverse e individuali esigenze dei ragazzi che si avvicinano agli sport da combattimento. Dipende quindi da che cosa loro ricercano, da quanto si sentono soddisfatti ed appagati dalla graduale prova sostenuta con successo. La scelta è sempre la loro, nessuno a mio avviso deve mai essere forzato a fare una scelta se vogliamo che possa trarne il massimo beneficio. La pratica di qualunque sport è, e deve essere prima di tutto divertimento e non potrebbe esserci divertimento sentendosi obbligati o anche sospinti verso una pratica che non sentono “loro” propria. Solitamente infatti sono proprio loro stessi che in maniera graduale salgono progressivamente ed al momento giusto le varie scale di difficoltà. Il “motivo allenante” poi è soprattutto questo… riuscire a fare ciò che abbiamo imparato a fare, ma reso più difficile da una variante progressiva e raggiungibile attraverso un impegno fisico e psichico maggiore.

 

5)    Personalmente considero la possibilità di praticare i nostri sport in modo diverso (e con un grado di impegno e difficoltà anche molto diversi) un grosso valore aggiunto, che dà una grande libertà e permette a ognuno di scegliere il ‘livello’ adatto a lui. Sei d’accordo?

---ho appena terminato di scrivere la stessa cosa….

 

Combattimento:

 

6)    Mi dai una definizione di combattimento?

-- combattimento “sportivo”: (penso proprio sia questo il tipo di combattimento a cui ti riferisci) un confronto fisico tra due diverse personalità, attraverso schemi tecnici di attacco, difesa e contrattacco a disposizione dei due concorrenti e regolamentati da norme comportamentali, con un arbitro che dirige e controlla l’operato dei due, eventualmente dei giudici che osservano e determinano il valore delle tecniche e con gli allenatori che consigliano i propri assistiti sulla tattica e strategia migliore da adottare a seconda delle capacità o pecche tecniche avversarie.

 

7)    Quale pensi che sia il valore aggiunto del combattimento rispetto a altri sport?

---essendo il nostro uno sport di situazione, va da se che l’atleta che vi si cimenta esprime la propria personalità, mettendo in pratica le proprie strategie, il suo ingegno, la sua creatività… l’espressione del suo io.

 

8)    Quali sono le qualità necessarie per essere un buon combattente (dal punto di vista fisico e psicologico) ?

---quelle organiche condizionali fisiche specifiche sicuramente, quelle tecniche indubbiamente… ma non possiamo non considerare anche le abilità mentali (gli obiettivi, la concentrazione, l’abilità attentiva, la capacità immaginativa e la gestione dello stress), altrettanto importanti sono quelle di autostima (stima di sé come atleta) e consapevolezza dei propri limiti e possibilità, non guasta un pizzico di umiltà senza prendersi troppo sul serio.. questo è uno sport divertente, si sostengono delle prove che ci permettono di crescere nella personalità e se praticato con umiltà ci consente anche di creare le fondamenta per una vita sana e felice. Un’attività in cui si vince e si perde dal punto di vista arbitrale e del regolamento, ma in cui siamo sempre personalità vincenti, se riusciamo ad esprimere il meglio di noi stessi.

 

9)    Quali sono gli aspetti della personalità su cui va a incidere maggiormente la pratica degli Sdc?

---la sicurezza derivante dalla conoscenza dei propri limiti e possibilità, la sicurezza derivante dal fatto di imparare a dominare le proprie emozioni, imparare a incanalare le emozioni in maniera positiva e saperle utilizzare per il fine prepostoci… la consapevolezza che c’è sempre qualcuno migliore di noi in qualche cosa… per dirla in termini specifici: “Locus of controll interno”…  cioè la capacità di attribuire a noi stessi gli esiti negativi o positivi dei risultati raggiunti, tenendo alti in questo modo l’ impegno e la motivazione)

 

10) Pensi che il combattimento possa essere considerato un linguaggio, una forma di comunicazione tra due persone? Se si, quali sono  le caratteristiche di questo linguaggio?             

-- sicuramente viene usato prevalentemente un linguaggio non verbale, che comprende una sua prossemica sviluppata con le varie distanze ritenute utili al combattimento. Volendolo quindi considerare come un linguaggio, possiamo dire che i due tramite gli attacchi e difese, strategie e tattiche, comunicano continuamente attraverso le emozioni… il confronto di due personalità diverse che attraverso l’uso di tecniche tentano di fare meglio dell’altro adottando e ricercando le strategie migliori per riuscire ad avere la meglio sull’altro. Sapendo che anche l’altro ha questo stesso obbiettivo si tenta di comprenderne la strategia ed anticiparla o per sfruttarla a nostro vantaggio e conoscendo questo, si può anche tentare di indurre l’avversario in errore, facendogli volontariamente intuire una strategia per provocarne movimenti di prevenzione e sfruttarli quindi a nostro vantaggio con la tecnica più appropriata… in questo senso è sempre una dialettica discussione, in cui ognuno tenta di convincere l’altro sulla bontà ed efficacia della propria tesi… continuamente teso a dimostrare che sia la migliore.

 

11) Un aspetto centrale per la crescita dei ragazzi è l’autostima. Mi dici due parole su questo aspetto? (Fare i conti con le proprie reali paure, affrontare lo scontro fisico diretto, e simbolicamente sopravvivere, a volte farsi anche un po’ male: queste sono esperienze che incidono sull’autostima?)   

--- L’autostima corrisponde alla considerazione che un individuo ha di se stesso, esiste un’autostima di base costruita durante l’infanzia e un’ autostima globale e dinamica che si forma interagendo con i micro ambienti sociali, l’ambiente sportivo degli Sdc incide sicuramente sulla seconda L’autostima è anche ciò o quanto crediamo di essere capaci o abili nella realtà…(autoefficacia) questa in prospettiva soggettiva può essere sovrastimata o sottostimata… quale migliore prova della realtà per averne una più corretta valutazione ed essere così maggiormente coerenti con la realtà. Tutto può incidere sull’autostima che si forma progressivamente e continuamente attraverso le esperienze o immaginazioni di vita… se le esperienze ed i traguardi sono irraggiungibili si può avere un calo dell’autostima, se questi sono troppo facili si può eccedere nella propria autostima. Proprio per questo è compito del buon allenatore dare sempre e continuamente compiti e obbiettivi raggiungibili con l’impegno massimo, imparando dai momentanei fallimenti una nuova strada al raggiungimento ed alla riuscita.

 

12) Come vivono i ragazzi il fatto di combattere, in allenamento, uno contro l’altro (quali dinamiche si generano tra loro più spesso, secondo la tua esperienza)?

 Secondo te possiamo dire che in un gruppo che fa Sdc si sviluppa uno spirito di squadra, e se si in che modo?

--- i ragazzi in palestra attraverso il combattimento si misurano sempre e continuamente, ognuno di loro si colloca in una certa posizione tecnico-gerarchica in maniera del tutto fisiologica e naturale.  Nascono simpatie, indifferenze o antipatie ed a seconda di queste ci saranno dinamiche di aiuto, soccorso o indifferenza.  Nella preparazione alle gare, competizioni in cui si rappresenta la palestra, spesso scompaiono progressivamente anche le antipatie  sentendosi tutti parte e rappresentanti del medesimo gruppo, avendo tutti lo stesso obiettivo, condividendo stessi valori… ecco che nasce e si sviluppa lo spirito di squadra. Al ritorno in palestra l’antipatia solitamente scompare e chi è più bravo aiuta la crescita di chi ha bisogno di cure, perché lui rappresenta anche se stesso. Ma ovviamente queste sono psicodinamiche di gruppo ed occorre che il buon allenatore conosca le leggi ed i processi di queste dinamiche, come nascono, come si sviluppano e tutto ciò che possono generare. Non è detto infatti che queste portino solo ad effetti positivi… un buon allenatore deve anche essere in grado di intuire, comprendere e prevenire eventuali problematiche nel gruppo, agendo proprio nei processi delle varie psicodinamiche a cui inconsapevolmente obbedisce il gruppo.

 

13) Ci sono situazioni in cui utilizzi il combattimento (i ‘guanti’) per gestire dinamiche particolari nei gruppi di ragazzi che alleni (far confrontare ragazzi che non vanno d’accordo, ragazzi con poca autostima, motivare gli svogliati, far confrontare bulli e bulleggiati, altro) ?

---non ho l’abitudine di far combattere ragazzi che so per certo che non vanno d’accordo… anzi a mio avviso è prematuro e potrebbe generare problematiche ulteriori di futura difficile soluzione. Solitamente quando i ragazzi arrivano a confrontarsi tra loro nei primi scambi e ci accorgiamo che sono incompatibili, non credo sia utile farli continuare a combattere. Hanno solo bisogno di cementare la conoscenza attraverso l’allenamento fisico. Per quanto riguarda bulli e bulleggiati, non credo la mia esperienza ti possa aiutare, i pochi bulli che arrivano in palestra durano poco, non perché li cacciamo, ma perché se ne vanno da soli non trovandosi a loro agio nel senso che i loro valori non corrispondono affatto a quelli del gruppo…. Oppure cambiano completamente atteggiamento abbandonando quello del bullo perché non premia. Per i bulleggiati invece… questi non essendoci i bulli, non esistono. Agli svogliati dico solo di non venire in palestra, se non si divertono non faranno divertire neppure gli altri. Magari provo a motivarli dandogli dei compiti particolari per responsabilizzarli.

 

Violenza:

 

14) Esplicitare il confronto fisico, ma in un contesto controllato da regole, pensi sia qualcosa di violento? due parole su questo aspetto

--- Qualsiasi confronto fisico, purchè controllato da regole, potrà essere considerato duro, aggressivo e adatto a pochi atleti, ma non può essere considerato violento, la violenza è nell’aggressione e non nell’aggressività, nello sport il gesto è violento solo se si esprime fuori dalle regole. Risposta abbastanza scontata quindi… la violenza può essere e può portare allo scontro fisico, ma non è detto che uno scontro fisico controllato da regole sia sinonimo di violenza. Ma anche no… tutto dipende dall’approccio che ha il ragazzo con il combattimento… che risente naturalmente dall’educazione che ha ricevuto in palestra… non dimentichiamo mai che i ragazzi degli sport da combattimento sono lo specchio del loro insegnante… un insegnante violento formerà atleti che si scontreranno nello sport con violenza. Un insegnante può predicare in pubblico in maniera demagogica, ma quel che dice veramente ai suoi ragazzi in palestra… come li educa… lo si capisce facilmente osservando i suoi ragazzi in occasione del combattimento, sia prima, che durante e dopo. Impossibile quindi in questi momenti, non esprimere ciò che si è veramente o come si intende veramente il combattimento.

 

15) Un altro aspetto è l’aggressività. C’è sicuramente una valenza liberatoria nel far venire fuori l’aggressività, nella tua esperienza questo produce un aumento della stessa o una maggior capacità di controllarla ?

--- Ci sono molte teorie sull’aggressività, ma sicuramente veicolarla nelle regole del combattimento può liberare l’atleta da eventuali frustrazioni, portando ad una maggiore gestione della stessa anche in altri contesti. L’aggressività è una componente innata nell’uomo, scatta nel momento del bisogno, è una componente importante ed indispensabile per la sopravvivenza e conservazione. Ogni attacco subito fa scattare una risposta difensiva più o meno aggressiva, non conoscere la propria aggressività ci potrebbe probabilmente far perdere il controllo della stessa. Sperimentarla continuamente ci fa conoscere noi stessi, le nostre pulsioni primarie e si impara proprio per questo a dosarla, a conoscerla più o meno in profondità e quindi controllarla sino al punto da poter decidere di lasciarla scattare, sino a che punto.. o lasciarla quiescente.

 

16) Ci sono stati diversi tentativi di usare la pratica degli sport da combattimento in progetti contro il bullismo, hai esperienze in merito? Che ne pensi?

--che sono utilissimi a mio avviso… ma non certo per insegnare a difendersi dai bulli… quanto invece credo siano utili per i bulli. Il bullismo è un fenomeno di disagio del ragazzo ed inserirlo in un contesto sano, in un gruppo sportivo, in un contesto in cui ci si misura con gli altri osservando regole precise ed in cui soprattutto si trovano sempre soggetti migliori di noi… sperimentando quindi situazioni di debolezza, il che… fa empaticamente comprendere le opposte situazioni che in lui si vorrebbero contrastare e correggere.  Personalmente noto che solitamente, se restano in palestra, diventano i più generosi dispensatori di buoni consigli per i più deboli.

 

17) C’è un  mito che vorresti sfatare o qualcosa in particolare che vorresti dire sugli Sdc a chi non li conosce?

---quello per cui mi batto da sempre e da almeno 20 anni, in particolare nelle nostre organizzazioni… che non è come potreste pensare… far presente il fatto che gli sport da combattimento NON sono violenti o ANTIeducativi…  ma in ogni occasione faccio in modo si esaltino gli aspetti educativi e formativi per i nostri giovani. Un modo efficace per utilizzare un messaggio costruttivo e dimostrativo di positività… non certo di negazione di una negatività, che forse rafforzerebbe invece ciò che si vorrebbe negare. A mio avviso credo sarebbe bene ci pensassero tutti.

Agonismo:

18) Quanto pensi sia importante l’attività agonistica? Perché? Di che valori è portatrice?

--- Non dimentichiamoci mai che l’agonismo fa parte insieme al gioco delle motivazioni primarie allo sport, un agonismo giusto veicola una giusta aggressività, affiliazione nel proprio gruppo e approvazione sociale. Direi comunque che ha la stessa importanza che il ragazzo gli da… per alcuni è importante, per altri affatto. Ha la stessa importanza di qualunque altra cosa nella scala di cui parlavamo all’inizio… ed è portatrice degli stessi valori… nel senso che tutto è soggettivo… l’intensità e il livello di impegno non è paragonabile tra individui. Il ragazzo passa pian piano a voler sempre sperimentare nuove situazioni sempre più complesse e complicate sino a quando ne avrà voglia e fino al punto in cui sente di averne bisogno. Molti arrivano sicuramente all’agonismo… tanti si fermano alle prime prove o primi livelli, altri proseguono fino ad un certo punto… altri continuano fino ai traguardi più ambiti e per molto tempo proseguono su questa strada… altri ancora non ci arrivano affatto all’agonismo, ma una cosa è certa… l’insegnante è appagato solo quando tutti sono arrivati  a fare esattamente tutto ciò che volevano arrivare a fare, ciò che erano  disposti a sperimentare…  al massimo a cui ambivano ad arrivare, sino a quel punto e non oltre. In questo senso quindi, tutti hanno fatto il massimo delle loro possibilità. Quindi credo personalmente che avranno trovato gli stessi valori, ma livelli diversi diciamo.

 

19) Nella tua palestra le attività prevedono/sono centrate sull’agonismo?

---la mia è una SCUOLA di Arti Marziali e SPORT da combattimento e non a caso l’ho chiamata e ci tengo che sia chiamata SCUOLA .. perché tale è! In questo nome è racchiuso il concetto preciso che vogliamo passi e che illustra la metodologia e la tipologia dell’ambiente. In una scuola si va per imparare un qualcosa e noi te lo insegniamo… in una scuola ci sono varie classi… in una scuola c’è un percorso di studi terminato il quale si cambia classe o categoria e si passa nella successiva… in una scuola ci sono varie specializzazioni… in una scuola ognuno trova ciò che cerca… avrai quindi compreso che è possibile fare agonismo… per chi vuole arrivare a farlo, ma nessuno è obbligato, nessuno ti mette fretta. Ma se vuoi farlo, abbiamo istruttori qualificati e gruppi specializzati in questa attività che ti accolgono al loro interno e faranno di tutto per tirarti fuori il meglio di te stesso per il raggiungimento dei tuoi obiettivi.

 

20) Per quello che riguarda la pratica agonistica del combattimento, pensi che sia adatta a tutti? 

---si e no. Nel senso … di che tipo di agonismo parli? Riguardo quello che credo sicuramente intendi tu… NO, non è adatto a tutti e proprio per questo lasciamo che i ragazzi lo scelgano liberamente… per quanto riguarda l’agonismo in senso generale, questo genera la voglia di migliorarsi, di confrontarsi, da l’opportunità di misurarsi, di aggiustare la propria autostima e renderla conforme alla realtà… quindi è consigliabile a tutti, ma nei modi e nei termini più adatti ai vari soggetti. Non a caso nella nostra Scuola abbiamo formato un percorso alternativo alle gare federali e che rappresenta uno step preparatorio a queste: i  Tornei educativo-formativi de il Guerriero.it.  Come detto più volte un utile ed a nostro avviso “indispensabile step per avvicinare le nuove leve alle prima esperienza del combattimento sia questo a contatto morbido che a contatto pieno.

 

Ruolo dell’insegnante/educatore:

 

21) Qual è il tuo ruolo educativo come insegnante di SdC con i bambini e ragazzi? Ci sono punti di contatto tra il tuo ruolo e quello dei ruoli educativi classici (insegnanti, educatori, genitori)?

---l’insegnante di SdC per i bambini e soprattutto per i ragazzi è un punto di riferimento… spesso diventa un vero e proprio modello a cui tendere, perciò suo malgrado l’insegnate di SdC diventa anche e soprattutto un EDUCATORE ed è questo il suo ruolo più importante ma anche il più difficile. Per educare infatti bisogna anche essere, non è sufficiente sapere… quindi è importantissimo l’esempio che si da, sia all’interno della palestra che all’esterno in ogni ambito, circostanza e in qualunque questione, con qualunque persona e situazione in cui si possa trovare. I valori che si notano nel punto di riferimento… il ragazzo li farà suoi come quelli dell’intero gruppo dei pari. E’ quindi una situazione molto complessa e delicata e che a mio avviso abbisognerebbe di una cultura dell’insegnamento maggiormente qualificata e approfondita da questo punto di vista.

 

22) Quali sono i valori principali che cerchi di insegnare ai ragazzi attraverso lo sport da combattimento?

--- che è uno sport o attività sportiva come tante altre ne più, ne meno… i valori sono quelli del gruppo, della collettività.. credo di dare esempi nella collaborazione, nel mutuo aiuto… ponendo degli obbiettivi al gruppo e non al singolo… affinchè ognuno si senta maggiormente partecipe del risultato di ognuno egli altri. Naturalmente questo comprende il rispetto di tutti, dei ruoli, dei compiti e delle responsabilità che ognuno autonomamente si assume nella pianificazione del lavoro nel gruppo.

 

23)   Esiste nei tuoi programmi di insegnamento una parte dedicata più alla mente che al corpo?  

--- mi pare proprio impossibile occuparsi solo del corpo… se lo si ritiene non se ne è consapevoli. Ma anche il solo occuparsi “consapevolmente” del corpo è lavorare anche con la mente. Quindi non comprendo la domanda, ma intuendo quello che forse vorresti chiedere ti dirò che insegniamo loro tecniche di respirazione per il rilassamento autogeno, tecniche di stretching statico passivo in cui la mente opera un controllo muscolare notevole ed in cui gli effetti fisici sono indotti dal sistema nervoso e che il rilassamento fisico stesso facilita. Facciamo tecniche di visualizzazione ed insegniamo loro tecniche di allenamento ideomotorio. Inoltre spesso abbiamo l’ausilio del nostro psicologo di società che effettua dei test ricorrenti sulla misurazione dell’autostima e delle abilità psicologiche, avendone fiducia a volte i ragazzi richiedono suoi supporti professionali per loro problemi personali. Inoltre li facciamo partecipare a  vari seminari che in maniera ricorrente facciamo nella Scuola con professionisti laureati in scienze motorie per una miglior comprensione delle nostre metodiche di lavoro. 

 

24) Quali sono le principali differenze nella didattica agli adulti e quella ai bambini? Ci sono degli accorgimenti, trucchi che metti in pratica nel tuo insegnamento coi ragazzi?

Se vuoi descrivi in breve che tipo di impostazione dai alle  tue attività coi ragazzi in palestra.

---con gli adulti possiamo utilizzare una didattica cognitiva, anche con spiegazioni abbastanza complesse, con i bambini dobbiamo utilizzare una didattica pedagogica più improntata al gioco, alla sfida ed al divertimento. Dando spesso rinforzi positivi ed impegnandoli per tempi molto più brevi. Non parlerei quindi di trucchi, ma di metodologie più adatte per gli uni e per gli altri. Gli insegnati sono infatti diversi, non credo possono fare bene entrambe le cose nella stesa giornata. Una classe di bambini richiede maggiore concentrazione che una classe di adulti. I bambini richiedono professionalità diverse ed anche a mio avviso personalità diverse. Sono due attività completamente differenti che richiedono psicologie ed approcci metodologici completamente diversi, gli uni non vanno bene per gli altri ed un insegnante non può cambiare “cappello” ruolo e metodi così facilmente. Inoltre per insegnare ai bambini occorre esserci particolarmente portati, avere molta pazienza ed avere una metodologia basata sulla costruzioni di basi motorie che gli serviranno solo successivamente. Mentre negli adulti  si cerca di dargli dei risultati specifici misurabili nell’immediatezza, nei ragazzi si cerca di mediare tra le due cose ed obiettivi.

 

25) Nella tua esperienza hai visto dei cambiamenti a livello caratteriale ricorrenti nei ragazzi che frequentano i tuoi corsi?

--- in quarant’anni di insegnamento noto che i ragazzi sono molto cambiati, come del resto è cambiata la società. Come del resto è cambiata la famiglia, come del resto è ultimamente venuta meno la sicurezza e le prospettive future. Trovo che molti siano in ritardo motorio, appesantiti fisicamente, molto tecnologici, super informati su cose che gli interessano particolarmente, ma pressoché ignoranti in generale su cose semplici ed in maniera a volte disarmante. Spesso ostentano sicurezza , ma ad una più approfondita conoscenza si rivelano alquanto insicuri e forse meno maturi dei ragazzi di una volta. Ma direi che se interessati a qualcosa… sono magnifici come lo erano una volta.

 

26) Hai un episodio particolare da raccontare nella tua esperienza di insegnante ai ragazzi?

…no… ogni esperienza con i ragazzi ed ogni episodio con loro è particolare relativamente al periodo, sono sempre sorprendenti e capaci di sorprenderti ogni volta di più.

 

27) Osservazioni sul questionario:

---bello, mi ha fatto riflettere molto, grazie!

--- ne farò un intervista e la pubblicherò su il guerriero.it

 

--- ti chiedo io un favore adesso… mi piacerebbe moltissimo leggere la tua tesi (sicuramente l’avrai in formato elettronico) l’indirizzo email ce l’hai… l’aspetto e ti faccio i migliori auguri ed in bocca al lupo per la conclusione dei tuoi studi e la tua futura professione.

 

 

Grazie davvero tanto per la pazienza!!

Ti assicuro che è stato un piacere… se hai bisogno di altro, sai dove trovarmi.

 

Ciao!

Roberto Fragale



[1] Da ora in poi indicati brevemente come Sdc