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Pugilato

Il Pugilato saluta Giuseppe Arcuti

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Categoria: Pugilato
Pubblicato Mercoledì, 31 Luglio 2013 15:49
Scritto da Sandro Turco
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L'11 luglio scorso, nella sua Aradeo, Giuseppe Arcuti ha salutato la sua famiglia e i tanti appassionati di pugilato. Ecco il racconto della sua vita sul quadrato

Il pugilato salentino piange la scomparsa di Giuseppe Arcuti protagonista sui ring durante gli anni Settanta.

Arcuti nato ad Aradeo (Le) il 7 febbraio del 1956, non è riuscito a sconfiggere la malattia che lo ha aggredito negli ultimi mesi: il campione leccese, è scomparso l'11 luglio scorso nella sua amata Aradeo, attorniato dall'affetto della moglie e delle due figlie, le quali hanno voluto raccogliere - tra ritagli di giornale, riviste e commenti registrati - riportare la storia di GIuseppe Arcuti.

1971

Tutti, amici, parenti ed esperti di ciclismo vedevano in Giuseppe Arcuti, il ciclista del momento, un corridore che non conosceva rivali. Il ciclismo però non era la sua unica passione: cominciava ad essere attratto dal pugilato, tanto che proprio in quell'anno, iniziò a boxare nella palestra del suo paese, "Amici del Pugilato" di Aradeo. Con i soli rudimentali insegnamenti appresi dal fratello Luigi (appassionato di boxe), nello stesso anno Arcuti, affrontò il suo primo combattimento non ufficiale, perché ancora non era affiliato.

1972

All'età di 16 anni, appena compiuti, arrivò il suo primo incontro ufficiale nel maggio del '72, ad Aradeo in occasione della festa patronale di San Nicola. Un appuntamento al quale Arcuti (categoria Welter) è giunto senza una vera preparazione tecnica e atletica. Nonostante ciò, il suo avversario ha dovuto abbandonare l'incontro al primo round. Da quel momento in poi, Giuseppe Arcuti è diventato una leggenda, combattendo per circa 13 incontri tutti vinti per ko: ritiro dell'avversario o netta affermazione ai punti. Tra i più clamorosi quello a Castrovillari quando l'avversario si è ritirato al secondo round; a San Pietro in Lama, vinto per abbandono dell'avversario al primo round; ad Agropoli dove Arcuti ha conseguito un'importante vittoria ai punti; a San Foca (marina di Melendugno), al cospetto di un avversario molto più "pesante", Arcuti è riuscito ad archiviare agevolmente la pratica già nella seconda ripresa; e poi ancora nella sua Aradeo dove ha vinto ai punti sempre contro un pugile di categoria superiore.

C'era chi lo chiamava Cassius Clay; era indomabile la sua forza, pulita la sua tecnica, agile sulle sue gambe, sembrava danzare mentre sferrava i suoi pugni d'acciaio, con una potenza mai smisurata ma che partiva dal movimento corretto del piede, attraversava tutto il corpo e poi si scaricava sull'avversario. Un mito, una forza pronta a presentarsi ai Campionati Regionali, in programma a Bari. Inutile dirlo, anche in quella kermesse, ha vinto tutti gli incontri della gara, approdando in finale contro Michele Russo, della pugilistica Bovino: a metà del terzo round, all'angolo dell'avversario gettarono la spugna in segno di resa. Con questa vittoria Arcuti si è guadagnato il diritto di partecipare agli imminenti Campionati Italiani, di scena a Rimini. Nell'attesa, però, non è rimasto ad allenarsi solo in palestra. A Falconara Marittima, nonostante un infortunio al primo round al braccio destro, Arcuti ha portato regolarmente a termine l'incontro conclusosi con un verdetto di parità. I presenti in quell'occasione, hanno acclamato Arcuti vincitore morale del match.

Ai Campionati Italiani, nel giugno del 1972, Arcuti si è presentato sempre nella categoria Welter: agli ottavi di finale ha vinto ai punti, atterrando più volte il suo avversario durante il combattimento; il giorno dopo, ai quarti di finale, a dar manforte ad Arcuti, si è presentato il fratello; uno stimolo che ha successivamente contribuito per la vittoria (abbandono dell'avversario al secondo round). Approdato alla semifinale, a sostegno di Arcuti questa volta è giunto da Aradeo il dirigente della società pugilistica locale, Vincenzo Giaracuni. Anche in questo caso il supporto morale si è tramutato in vittoria (Ko alla terza ripresa). In finale, l'avversario di Arcuti (il siciliano Guccio) era decisamente più forte fisicamente ma anche tecnicamente. Guccio sferrava dei pugni paragonati da Giuseppe a delle "mattonate"; il finale del match però ha visto ancora una volta Arcuti vittorioso e quindi nuovo Campione d'Italia. Le sue gesta sono state immortalate sulle pagine dei giornali e la notorietà è cominciata a varcare i confini regionali.

Non poteva certo passare inosservata la sua potenza. Sembrava nato per boxare. Fu infatti convocato a Verona per un corso di perfezionamento di 15 giorni, dove ha compreso che il Pugilato era soprattutto sacrificio, oltre che tecnica, forza, lucidità e molto altro ancora. In quell'occasione gli è stato proposto di prolungare per altri 15 giorni la permanenza a Verona ma Arcuti era anche uno studente dell'Istituto Tecnico Commerciale per Ragionieri di Casarano, e ha dovuto far rientro per motivi scolastici. L'indecisione a quel punto ha cominciato a prevalere nelle riflessioni di Arcuti: scuola o ring? Ci ha pensato molto, soprattutto perché la vita da pugile non era certo redditizia come il lavoro che avrebbe poi voluto fare ma alla fine ha prevalso la passione per quel quadrato, per i guantoni e nonostante il rientro in Puglia, ha abbandonato gli studi.

Sempre nel '72 Arcuti è stato ingaggiato dalla società pesarese "Amici del Pugilato di Pesaro", usufruendo anche dello sponsor ufficiale: Moto Benelli. Con questa società pugilistica è stato convocato in Nazionale circa 10 volte e ha continuato a conseguire vittorie straccianti contro ogni rispettivo avversario. Nessuno aveva scampo quando si trovava a combattere con Arcuti: età, peso, esperienza... Arcuti era un Campione e basta.

1973

A Pesaro Arcuti ha proseguito l'attività pugilistica con profitto. Ai Campionati Italiani c'era la difendere il titolo. Arcuti inizia proprio a Pesaro vincendo per squalifica dell'avversario al secondo round, il 19 maggio e dopo una settimana, il 26 maggio, ha vinto a Jesolo Lido per abbandono dell'avversario al primo round. Dopo un'altra settimana ancora una vittoria (a Tarquinia) sempre per abbandono dell'avversario al primo round. Durante la sosta delle tappe riservate al Campionato Italiano del '73, Arcuti si è iscritto al Torneo Internazionale Juniores  in programma a Riccione dal 18 al 23 giugno. Per affrontare al meglio questo campionato Giuseppe trascorse 15 giorni a Fiuggi in ritiro, caratterizzati da duri allenamenti, alimentazione calibrata, sforzi e sacrifici ma che lo hanno ripagato in pieno. A Riccione Arcuti, ha affrontato infatti dei combattimenti indimenticabili per i presenti e non solo, superando lo jugoslavo Ivano Viek ai punti, il francese Meelen, l’italiano Mui e il tedesco Swarts e conquistando il titolo di Campione Europeo 1973. 

Travolto dai continui successi, dalla fama che cominciava ad andare oltre nazione (la famiglia conserva infatti lettere con richieste di autografi e manifestazioni di ammirazione) Arcuti ha iniziato un periodo di riposo combattuto anche dal cruccio del suo peso e della sua potenza: nonostante il suo peso rientrasse infatti nella categoria Welter la sua potenza era equamente paragonabile a quella di un Superwelter. Arcuti disputò altri incontri prima di terminare la sua carriera pugilistica (in uno di questi match, a Gallipoli, l’8 agosto 1977, è stato premiato dal Campione del Mondo Bruno Arcari. In realtà la sua carriera pugilistica non si è mai fermata; cambiò solo direzione: ha iniziato a dedicarsi al pugilato conseguendo il brevetto di istruttore nel 1990 e preparando personalmente molti atleti nella palestra sotto casa; ha affrontato numerosi viaggi per frequentare i corsi di aggiornamento, consentendo l’apertura di palestre in numerosi posti e non si è mai stancato di trasmettere la sua passione. Anche quando la malattia, che purtroppo lo ha colpito in età troppo giovane, lo costringeva a stare lontano dalla sua passione più grande, quando poteva, non mancava di presenziare a manifestazioni, incontri, gare di pugilato. Ha inculcato la sua passione, il suo amore per il pugilato in molti giovani ragazzi, perfino in una ragazza, sua figlia (Pamela) che per il peso non ha potuto dedicarsi alla boxe ma ha optato per la più moderna disciplina della Kick Boxing, continuando a prendere lezioni di pugilato dal padre in casa e non solo di pugilato ma anche di vita, perché la boxe è anche onestà e rispetto per l’avversario, ed è riuscito così a farle vincere il titolo italiano all’età di 15 anni nel 2001 e altri numerosi incontri grazie ai suoi preziosissimi consigli, oltre che ai pugni precisi, perfetti quasi meccanici.

La famiglia Arcuti, ci tiene ad informare che oltre ad un grande pugile, oltre a saper combattere sul ring da Campione, quale è sempre stato, ha combattuto anche nella vita ed ha vinto perché anche se oggi non è più tra noi ha comunque insegnato a tanti giovani ragazzi e a chi lo ha sempre ammirato che l’importante è non arrendersi mai né difronte ad un temibile avversario sul ring né difronte ad una malattia straziante nella vita perché, come diceva lui, un gran pugile non deve solo saper picchiare ma deve prima imparare a incassare, poi a schivare e poi a combattere!