Sino all’ultimo respiro
Di: Daniele Trevisani
Chiedersi
qual è il proprio potenziale e quanto di esso abbiamo esplorato o
raggiunto non è una domanda banale. Nelle Arti Marziali il confine
non esiste. Non esiste limite al possibile apprendimento. È
sufficiente cambiare disciplina, e ogni nostra acquisizione
svanisce. I colpi cambiano. Le tecniche utili diventano inutili. Il
valore del confronto e del rispetto tra discipline è qualcosa di
dimenticato, nella ricerca di “chi sia meglio”, una ricerca
inutile. La vera ricerca è nel chi sia migliore a far crescere un
ragazzo o ragazza e farlo diventare uomo o donna d’onore, forte
nello spirito e nel corpo, capace di lottare per una causa, sino
all’ultimo respiro. Non tutti sanno o si chiedono perché insegnano o
perché praticano. Porsi la domanda è fondamentale. Questo accade in
alcuni particolari momenti della vita in cui diventa importante per
noi realizzare qualcosa, migliorare, ed esprimerci. Quando questo
accade, un sentimento dentro di noi cambia. Dalla realtà esterna
iniziamo a spostare l’attenzione verso la realtà interna. Ci poniamo
domande, alcune di queste possono fare male, altre aprire nuovi
orizzonti, ma non importa, poiché esse ci mettono positivamente in
discussione. Nessuna domanda è inutile quando ragioniamo sul senso e
sul significato di chi siamo e cosa vogliamo, quando ci chiediamo se
e come vorremmo costruire qualcosa di cui essere fieri (una
prestazione, o un contributo agli altri o ad una causa), o
semplicemente essere diversi o migliori. Per molti l’esito di una
maggiore attenzione al potenziale personale è il desiderio di
esplorarlo, o lasciare un segno, iniziare progetti, potersi guardare
alle spalle ed essere fieri di come abbiamo vissuto, di quello che
siamo e siamo stati, e dare un messaggio positivo a chi ci seguirà
nel viaggio della vita. Per altri invece tutto rimane bloccato in
una ruminazione mentale ininterrotta e auto-distruttiva. Le energie
bloccate corrodono e distruggono anziché produrre e generare
benessere, forza vitale, amore e passione.
La
differenza tra i due risultati (crescita e sviluppo vs. ruminazione
mentale negativa) sta nell’avere un modello e un supporto che aiuti
a individuare meglio i traguardi, e i percorsi da intraprendere per
arrivarci. Insuccessi, cadute, blocchi, errori, fanno parte
integrante di questo viaggio, ma il loro accadere non ne sposta
minimamente il valore. Ciò che differenzia un uomo da un sasso è che
lo “stare compressi”, sepolti, essere trasportati senza chiedersi
dove, o rimanere pressati e immobili, è accettabile per il secondo
ma non per il primo. L’uomo ha un bisogno intrinseco di “volare”, di
esprimersi, di “ricercare”, di dare senso alla propria vita, e
persino ad ogni propria singola giornata o azione. La ricerca vera
nelle arti marziali e di combattimento è soprattutto una ricerca di
senso e quando viene a confondersi con la ricerca di risultati
agonistici stiamo sbagliando tutto. le arti marziali e di
combattimento sono e devono essere soprattutto un mezzo di
espressione e di crescita. Chi nega questo bisogno di espressione e
crescita applica uno dei meccanismi psicologici più autodistruttivi
che esistono, individuato in letteratura come self-silencing:
autosilenziarsi, uccidere le proprie aspirazioni, mettere il tappo
ai propri sogni e bisogni, smettere di credere in qualcosa, pensare
che tutto sia inutile, che non valga la pena, che le difficoltà sono
troppe, o il mondo in fin dei conti sia sempre andato così. Bugie.
Bugie che ci raccontiamo per non entrare (giusto per usare un altro
termine tecnico) in “dissonanza cognitiva”, la condizione di disagio
che incontriamo quando ci rendiamo conto che qualcosa nella nostra
vita non sta andando come vorremmo, o che potremmo essere migliori o
semplicemente diversi. Coltivare il potenziale umano è invece un
momento di liberazione. Esistono implicazioni anche sul piano
medico: quando una persona è priva di energie mentali, o non ha più
alcun valore o ideale a sorreggerlo, o mancano le competenze per far
fronte alla vita, il corpo soffre e può arrivare ad ammalarsi[1].
Desiderare
di progredire, porsi domande, “chi, cosa, dove, con chi, perché”, è
un obiettivo o passaggio inevitabile per ogni anima sensibile. Dare
impulso al viaggio della vita ha sempre senso. Ne può avere sia che
si desideri unicamente una propria evoluzione personale, o che
invece il percorso sia finalizzato al percorso professionale e
aziendale. Entrambi i viaggi hanno spessore e valore. Ambedue sono
degni di attenzione e di supporto, perché una persona ferma e spenta
non è utile a nessuno, così come non è utile avere imprese e team
incapaci e demotivati. I team più forti del mondo, e i più grandi
campioni di tutti i tempi in ogni disciplina, o i più grandi
pensatori della storia, sono tali perché continuano a porsi domande
e non sfuggire” il richiamo della natura”, la pulsione ancestrale
che ci parla di evoluzione, che ci spinge a progredire, ad essere
migliori. Senza un modello che ci aiuti a trovare le direzioni di
crescita, il nostro sforzo può risultare nobile ma vano. Si corre,
ci si affanna, si investono tempi ed energie, ma spesso senza una
buon mappa di orientamento. Il risultato è un’enorme dispersione. Un
buon modello, invece, aiuta a trovare più rapidamente la strada. Se
un modello non offre stimoli, indirizzi e orientamenti, risulta
completamente inutile, come orientarsi in una mappa sbagliata o
capovolta. Un modello del potenziale umano, inoltre, può essere
utilizzato in progetti concreti di business coaching, di consulenza,
di training aziendale, di coaching sportivo, ma anche nel counseling,
nei corsi di leadership, nella formazione. Da quando esiste, l’uomo
si sforza di costruire mappe per orientarsi e non perdersi.
Abbiamo
mappe degli strati più profondi della terra, dei mari, del cosmo, ma
– stranamente – non ci vengono fornite mappe efficaci per orientarci
nel nostro sviluppo personale o nei territori inesplorati del
potenziale umano. Accompagnare le persone in questo viaggio è, per
me, un onore. Lo farò, lo faremo assieme, fino all’ultimo respiro.
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[1] Una logica conseguenza
che non possiamo nascondere è che la medicina dovrebbe
quindi occuparsi anche di questi fenomeni, unendosi alla
psicologia e ad altre scienze, in un unica disciplina del
funzionamento complessivo dell’essere umano. |
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© Articolo elaborato dall’autore, con
modifiche, dal volume “Il Potenziale Umano” di Daniele
Trevisani, Franco Angeli editore, Milano. Approfondimenti
del volume originario sono disponibili anche al link
www.studiotrevisani.it/hpm2 |
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Note sull’autore: il dott. Daniele Trevisani
(www.danieletrevisani.com),
praticante di oltre 10 diverse discipline, è inoltre Maestro
di Kickboxing, Sensei (8° Dan DaoShi® Bushido), formatore di
atleti e istruttori di Muay Thai, Kickboxing e MMA,
Formatore e ricercatore in Psicologia e Potenziale Umano, è
consulente NATO e dell’Esercito Italiano, Master of Arts in
Mass Communication, University of Florida. Insignito dal
governo USA del premio Fulbright per i propri studi sulla
comunicazione e potenziale umano. Ha realizzato docenze in
oltre 10 Università Italiane ed estere, ed è il tra i
principali esperti italiani nella ricerca sul potenziale
umano, nella formazione di istruttori e trainer per le
discipline marziali e di combattimento. |
Di: Daniele Trevisani (www.danieletrevisani.com)
esperto in Potenziale Umano e Formazione per le Arti Marziali e di
Combattimento
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