L’obbiettivo: identità delle arti marziali
Di: Giuliano Delle Monache
Oggi, specialmente per noi occidentali, la figura del Maestro è
riconosciuta alcune volte con una interpretazione di convenienza
,purtroppo la conseguenza è in grado di formulare dei prodotti mal
riusciti di una via sbagliata… Secondo un pensiero comune a molti,
un Maestro di Arti Marziali nel rispetto del proprio allievo
dovrebbe svilupparne se non il dono della propria dote artistica,
almeno alcuni punti: l’autocontrollo , la autostima, il senso della
conquista meritata come risultato di un onesto impegno,la ricerca di
un benessere psico- fisico , il rispetto della tradizione e quindi
di un identità,la comunicazione quindi la percezione, la
possibilità di un indagine culturale aperta a le varie
interpretazioni di ricerca, la possibilità di sviluppo e di crescita
personale e quindi il rispetto di questo valore anche per gli
altri...

“concetti antichi”…Per avere un idea di riferimento su cosa era
costruito“ il bagaglio formativo” di un Maestro nell’antichità viene
naturale analizzare seppur in linea generale , una dimensione del
suo “lavoro”,in questo contesto è possibile evidenziare che
l’intuizione nell’azione è considerata come un istanza decisiva in
uno scontro,”un colpo una vita”in questo attimo è raccolta l’essenza
dello studio del movimento,della meditazione ,della concentrazione
,della percezione,per questo le arti marziali antiche non mettevano
in seconda piano quello che può apparire oggi per alcuni come una
componente priva di significato ,lo spirito, opportunità (secondo le
condizioni) in grado di fare la differenza in uno scontro reale .

In sintesi la ricerca nello studio della tradizione si è
sviluppata in un percorso di “atti”per combattere in qualsiasi
circostanza, da qui le tecniche per ogni possibilità di lotta con
un uso “totale del corpo”possibilità di studio non presenti oggi ad
esempio, nel percorso agonistico sportivo, “limitato per regola”a un
sunto di un sapere che un praticante doveva possedere in un epoca in
cui lo studio per molti aspetti segreto, poteva servire come
decisiva possibilità di vita. Lo studio del gesto nella elevata
tradizione nell’arte del combattimento era orientato a una ricerca
(ad esempio) di un stadio superiore e ultimo o Ainuke, nell’Arte
della spada ad es. il Musoken ,” proiezione istintiva
dell’energia nel superamento della tecnica,” naturale condizione
originale in cui trova la sua manifestazione lo Shinpo o metodo
spirituale in cui la forza viene concentrata su la tecnica e in
questo contesto i” concetti” di Shinkan attraversare con lo spirito
e Shinnuki attraversare con l’essenziale si inseriscono formulando
in quello spazio temporale di alta espressione percettiva ,un “molto
poco movimento” decisiva azione risolutrice che decide lo scontro…
Bene in linea generale questi erano alcuni dei concetti di studio
su cui si sono concentrati generazioni di Maestri .

“Il mutamento delle Arti Marziali.” … In Giappone a
partire dal 1467, durante il periodo Muromachi (1394-1573) si
estese una guerra civile , in questo contesto ci fu uno scontro tra
la famiglia Takeda Shingen al cui seguito i lanceri scelti tra
numerosi guerrieri rappresentavano il più alto livello di èlite
militare dell’epoca , e la famiglia Oda Nobunaga la quale
disponendo “solo” di 12.000 uomini provenienti da i ceti più poveri
decise di introdurre l’uso del fucile ,questi nuovi guerrieri
allenati in fretta inflissero una sconfitta istantanea e
catastrofica a i guerrieri Takeda, soldati professionisti che
avevano praticato Arti Marziali per decenni, furono uccisi da
persone senza allenamento …

L’ introduzione del fucile determinò la disfatta di una
tradizione che vedeva nella lunga e rigorosa pratica la Via della
vittoria , ma fu anche l’inizio di una nuova era marziale orientata
da questo periodo in poi in due direzioni di studio, una
l’edificazione del carattere ,l’altra , le tattiche del
combattimento. Nel 1603 dopo la guerra civile nella società
Giapponese si iniziò a insegnare le arti marziali a i soldati con lo
scopo di coltivarne lo spirito,una delle componenti dell’allenamento
era imparare a vivere impeccabilmente fino alla morte… All’inizio
del 1900 il Maestro Itosu introdusse nella Scuola elementare il
Karate come possibilità formativa psico-fisica intuendo le reali
possibilità di un Arte al servizio della società ,opera ripresa e
proiettata in un sistema educativo sino a i nostri giorni grazie
alla grande intuizione e al lavoro del Maestro G.Funakoshi … In
questo spazio di tempo fino ad oggi, questo universo di
esperienze ha assunto per ognuno di noi una ”idea”secondo la
propria coscienza e conoscenza , il proprio obbiettivo o necessità
,motivazioni,le quali se non altro sono servite a divulgare “nel
bene o nel male” almeno una parte di questi studi .
Un obbiettivo del Maestro
La
storia delle Arti Marziali è ricca di modelli di come un Maestro
nel suo insegnare abbia fornito un esempio di comportamento nell’
affidare una proiezione del proprio spirito volto a sostenere il
naturale sviluppo delle capacità del proprio allievo. Questo breve
esempio può essere sufficiente per evidenziare una di queste
azioni. Aoki Sensei è stato l’allievo che probabilmente più di ogni
altro ha avuto la possibilità di apprendere gli insegnamenti di
Egami Sensei . Nel suo libro Aoki scrive : …in questo periodo
vivevo in casa del Maestro Egami ed ero suo assistente. Quando
rientravo esausto dopo la pratica ,lui cucinava per me ,benché non
lo facesse mai per sé,neanche quando sua moglie era ammalata .Io ne
ero veramente sorpreso,e mangiavo con gratitudine … Ogni mattina e
ogni sera mi dava consigli ed insegnamenti più che ad ogni altro
allievo… Secondo un intervista rilasciata dal Maestro Tomoji Miamoto
e quanto scritto nel libro La Via del Karate,Egami Sensei nel mese
di Settembre del 1965 ritenendo Hiroiuki Aoki maturo per condurre
ricerche utili per uno sviluppo ulteriore dell’Arte gli affidò
l’incarico di formare un gruppo speciale per una ricerca oltre i
confini ristretti della tradizione Shotokai . Il Maestro Aoki non
nuovo a incarichi da parte di Egami, come a esempio quello di
svolgere ricerche su tecniche di meditazione, si dedicò a questo
mandato studiando con 27 esperti di Arti Marziali di alto livello
per alcuni anni ,creando una nuova dimensione di ricerca : lo
Shintaido ,Arte che troverà in seguito l’applicazione nello studio
del Karate, Bo ,Jo ecc… Nell’ Aprile del 1965, mesi prima della
formazione di questo gruppo di ricerca (Rakutenkai), da studi
condotti su quelle che poi diventeranno alcune delle “tecniche”
fondamentali dello Shintaido ,Aoki riesce a rendere pratica una sua
idea, secondo le sue parole ,” quasi irrealizzabile” :lavorare alla
creazione di un Kata breve e facile che avrebbe espresso tutta
l’essenza di quello che aveva studiato,rispettando tuttavia le
esigenze del Budo.Un Kata che riunisse tutte le tecniche
tradizionali sino allora segrete in maniera che fossero disponibili
a tutti…
Quindi
nell’ Aprile nacque Tenshingoso Kata il quale tuttavia sempre
secondo le parole di Aoki ; non avrebbe mai visto il giorno senza le
esigenze e gli abili suggerimenti del Maestro Egami. Tenshingoso si
fonda su movimenti e tecniche di espressione (come ad esempio il
Kaishoken) derivanti anche da studi antecedenti alla formazione del
Rakutenkai, ricerche che il Maestro Aoki conduce con una attenta
analisi ricca di contenuti di cui a vario titolo ne è a conoscenza
anche Egami ,basta osservare conoscendo, anche superficialmente lo
Shintaido alcuni vecchi filmati del Maestro Egami o addirittura le
foto che lo ritraggono nel suo libro … Aoki scrive riferendosi a
Egami: “mi iniziò ugualmente alla pratica dello Shinwantaido arte
marziale creata dal Maestro Hoken Inoue ,considerato da tanti
specialisti di arti marziali come “un tesoro nazionale vivente”…
Questo rapporto non viene interrotto con la creazione dello
Shintaido ma continua ad esempio in cooperazione anche in una
ricerca durata circa 10 anni su Kata della tradizione nelle forme
classiche a seconda delle interpretazioni delle varie correnti,
risultato di questa ricerca; nel 1970 viene pubblicato il libro
Karate-do Kata for professionales. Quindi appare anche in questo
breve riferimento ,la funzione e la grande considerazione di un
Maestro di un senso classico delle arti marziali verso un suo
allievo, il quale, in questo” passaggio” realizza la sua “forma di
espressione artistica “moderna manifestazione di una tradizione
marziale… Se l’Arte è spirito manifestato con l’aiuto della
tecnica è anche vero che ogni artista ha un suo “modo” di
esprimersi, avere coscienza di ciò permette di riconoscerne le
qualità . Oggi assistiamo a molti tentativi di inserimento delle
arti marziali in schemi che fondano il loro modo di agire in
funzione del profitto e non solo economico, perdendo in questo
“passaggio” la memoria di cosa esse siano con conseguenti
conflittualità, ma l’identità delle arti marziali è composta di una
naturale difesa dello proprio spirito (che rimane presente) ed esso,
alla prima “occasione”quando riaffiora, può essere vissuto come un
vuoto personale , da cui molto spesso nasce una azione di
semplificazione dei contenuti, nell’illusione di superare
l’ostacolo,con il conseguente impoverimento anche del senso della
tradizione intesa come filosofia morale e quindi di un identità.
Capire questo è capire tutto ciò che ne consegue … |